venerdì 9 marzo 2012

feticisti dell'era digitale

di lo Scorfano


I miei alunni sono feticisti. Anzi no, mi devo correggere: i miei alunni di quarta, quasi diciottenni, sono feticisti. O forse, ancora meglio, dovrei dire che alcuni miei alunni di quarta sono feticisti, e cioè quelli che ieri hanno parlato e si sono opposti con inattesa e scandalizzata energia ai miei comportamenti disdicevoli, mentre gli altri tacevano. Però chi tace acconsente, si sa; e i tacenti acconsentivano chiaramente, secondo me, ai loro coetanei; per cui, mi tocca ammetterlo, i miei alunni di quarta sono feticisti. E mai vocabolo fu usato in modo più appropriato.

Ma ricomincio con ordine, abbiate pazienza. Da un po' di tempo in qua, infatti, io faccio letteralmente a pezzi i libri. (Per ora solo quelli scolastici, ma in futuro non so, tutto è possibile.)

Li faccio a pezzi per una bieca ragione di comodità, nient'altro: li faccio a pezzi perché poi me li devo portare a scuola, per leggerli insieme a loro, e averli in borsa, insieme alle verifiche corrette e a tutto il resto, mi pesa e mi intralcia. Allora prendo i libri di testo e li squaderno, con forza e violenza. Li riduco in fascicoli scombinati e poi li porto a scuola così. Anzi, a volte addirittura strappo le singole pagine (delle edizioni che non sono più adottate) e le infilo nello scanner, che me le converte in pdf: e in formato elettronico posso infine inviarle ai miei alunni (che il giorno dopo non li hanno, «perché la stampante non funziona», «si è bloccata», «l'inchiostro è finito», «mio nonno non sta bene»).

Un giorno (chissà quando) tutto questo procedimento sarà inutile, perché potremo leggere fogli libri e foglietti su meravigliosi schermi piatti che ognuno di noi (alunni e insegnanti) avrà al posto del banco. Ma nella scuola del presente, no: nella scuola del presente abbiamo i libri, la carta, le pagine, il peso. E quindi, abbiate compassione di me, io mi permetto di strappare i libri e di ridurli a pezzi, che siano comodi da trasportare, tutto qui, nient'altro che questo.

Eppure, figuratevi un po', sono stato per questo accusato di sacrilegio dai miei alunni di quarta, l'altro giorno. I quali mi hanno guardato realmente scandalizzati (io sono il loro insegnante di lettere, ricordatelo; io ho letto non so quante migliaia di romanzi e di saggi e loro quasi niente, ricordatelo; io consiglio a loro decine di libri alla settimana, che loro non leggeranno mai, ricordatelo) per la colpa di cui mi macchio, facendo a pezzi i libri di scuola. E anche per il fatto che faccio, sui libri, vistosi segni a penna; e che ho osato, nella foga della didattica sul Romanticismo, prendere il libro di uno di loro e fare una bella sottolineatura a penna anche su quel libro lì. Tanto che una ragazza è arrivata a dirmi, con un'aria seria che mai le avevo visto in volto e con autentica commozione, che: «I libri sono sacri!» E tutti hanno taciuto e, quindi, hanno acconsentito. E io, empio, sono rimasto lì, immobile nella mia colpa fatale. Perché: «I libri sono sacri!»

Ma insomma, è un fatto molto curioso, secondo me. Ragazzi che leggono mediamente poco (mediamente: significa che qualcuno legge abbastanza, è chiaro); ragazzi che vivono nell'epoca del digitale e il cui mondo dovrebbe essere perfettamente digitalizzato; i quali, di fronte a me che non faccio altro da due anni che parlare loro di libri, si scandalizzano perché io non li venero come secondo loro dovrei, perché non  li ho sacri quanto si dovrebbe, perché li non ho il rispetto che dovrei, secondo loro, averne. E forse è anche inutile stupirsene.

Forse è solo il sacro rispetto delle cose da cui ci si tiene lontani, quello che li anima, quando insorgono dicendomi che «il libro è sacro!»; e forse sta a me, nei prossimi mesi, insegnare loro che no, proprio non lo è; che ce ne sono alcuni, pochissimi, che pretendono di esserlo, per via del loro presunto autore, ma che nel complesso tutti gli altri (che sono milioni di milioni) non sono affatto sacri. E che dovremmo prenderli, strapparli, riempirli di righe e di disegni (tutti fatti a penna), farli vivere nel disordine e nello sporco, i libri. E sbranarli e storpiarli e staccarli da loro stessi. E che forse, solo a quel punto, avremo reso i libri una cosa viva. E forse, solo a quel punto, quando non saranno per niente sacri, ci saranno utili davvero, chissà.

41 commenti:

  1. E’ solo che tu i libri li conosci, e come qualcuno che conosci profondamente ci parli, ti confronti ci litighi e lasci segni. Gli altari spolverati sono per le belle statuine mentre l’amore consuma, strappa e sporca...

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    1. Io li consumo, li strappo e li sporco, infatti. E senza alcun senso di colpa tra l'altro... ;)

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  2. Il libro è sacro. Per questo loro non vogliono assolutamente toccarlo, non sia mai che lo spirito dentro di esso non si adiri...

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  3. In effetti una sottolineatura a penna mi mette i brividi e forse riduce il valore del libro di testo in un'eventuale rivendita.

    Però in effetti è strano che tutto questo amore sacro provenga da chi legge poco.

    ilcomizietto.unpocofeticista

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    1. E' che, per esempio, io non ho mai nemmeno immaginato la possibilità di rivendere un mio libro... (ma forse quelli scolastici li ho anche rivenduti, da ragazzo, con le sottolineature a penna)

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  4. Che dire? Probabilmente è anche un discorso legato all’età. Io leggevo gli Alan Ford, senza praticamente aprire l’albo, infilzando lo sguardo in un angolo acuto appena accennato tra le pagine da leggere, poi li riponevo e guai a toccarli un’altra volta. E non ho fatto un’orecchietta a un libro fino ai 40 anni. I pezzi che mi piacevano li trascrivevo, piuttosto che andare a profanare il libro.
    Poi piano ho capito, mi sono evoluto o forse mi sono solo votato all’empietà. E allora sì che ho sottolineato, evidenziato e fatto orecchie da sopra (il segno poi tolto del sono arrivato qui) e da sotto, per segnalare per sempre le pagine da ricordare.
    Grazie a te i tuoi alunni potranno arrivarci prima. A questo punto aspetto la trascrizione dettagliata di quella lezione. Fai presto!

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    1. Non so se farò mai una lezione del genere... (li lascerò come noi, che scoprano da soli il gusto del dissacrare anche i libri)

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  5. Mi succedeva la stessa cosa con i libri di matematica, quando insegnavo. E i miei alunni non hanno mai visto miei libri di matematica VERA, quelli su cui studiavo all'università...al terzo passaggio diventavano inutilizzabili.
    MA a proposito della sacralità: posso permettermi di consigliarti un libricino stupendo? Si intitola "contro l'ora di matematica". di Paul Lockhard, che ovviamente è un insegnante di matematica..ovviamente per me ha un fascino tutto particolare ma secondo me dice tantissimo in generale a proposito della cultura ingessata che ci obbligano a spacciare a scuola.

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    1. Seguirò il consiglio. E ti farò sapere... Grazie

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  6. "Tanto che una ragazza è arrivata a dirmi, con un'aria seria che mai le avevo visto in volto e con autentica commozione, che: «I libri sono sacri!» E tutti hanno taciuto e, quindi, hanno acconsentito. E io, empio, sono rimasto lì, immobile nella mia colpa fatale. Perché: «I libri sono sacri!»"

    hahahahahhaha
    mi sono immaginato la scena.
    Io certi libri non li portavo neanche a scuola, figuriamoci.
    Certo potevi fare a meno di fare una riga del suo libro, ora che sai che è così suscettibile la poretta. Ma concordo, la "sacralità" li tiene lontani come i sacrifici che i greci offrivano alle divinità teneva lontani i dei dalla città, perché quando il sacro entra nel profano nella polis si scatena il caos e la confusione. Allora sti rompicoglioni hanno paura di trattare i libri come qualcosa di vivo, di vitale. Devi toglierli la paura. A forza di righe e scarabocchi.

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  7. Faccio quarta liceo come i tuoi (o suoi? a un professore dovrei dare del lei, ma se do' del lei su un blog mi sento cretina, quindi farò finta di niente e ti darò del tu, prof) alunni, e anche la mia prof di lettere è "consumatrice" di libri. I suoi libri -non di scuola, romanzi- sono terribilmente consunti, con sottolineature, orecchie per segnare un bel passo, appunti sopra, eccetera.
    In seconda la cosa mi scandalizzava, a me hanno sempre insegnato che "le cose si trattano bene"; ma il punto è che io, da avida lettrice quale sono, ritengo che i libri debbano essere mantenuti in perfetto stato perché "contenitori di cultura". Poi logico, un libro di Vespa va benissimo per accendere la stufa, la scelta è soggettiva.

    Poi hai citato l'era del digitale: ok, noi ragazzi siamo sempre lì al computer, e con il telefono, e ipad e ipod e iphone e compagni, ma a molti piace respirare i libri. A me (vabè, mettiamo pure che sono atipica o strana o whatever, ma come esempio vado benissimo) leggere un libro di carta fa sentire bene. Mi piacciono i vecchi libri nei mercatini, i libri della biblioteca e i libri della libreria, e mi piace tanto, anzi, amo il mio quaderno di letteratura italiana, un moleskine con la copertina cartonata beige e le pagine giallognole, in cui ci sarà tutto il programma del triennio.
    Non credo che comprerò un kindle nella mia vita a meno che non diventi una viaggiatrice seriale.

    Ecco, prof, come la pensa una che potrebbe essere una tua alunna. Se posso aggiungere un'altra opinione, e poi me ne vado, credo che la vostra generazione (nati dal 60-80, per intenderci) sia un po' troppo lanciata sulla tecnologia. Noi cresciuti davanti a uno schermo, e peggio ancora i 2000 che a tre anni sanno usare l'ipad, torneremo indietro, alla carta, alla bici e all'analogico. Ne sono abbastanza convinta, poi non so quanto possa essere lungimirante.

    Dimenticavo i libri di scuola! Di quelli non ce ne frega niente, ma li abbiamo pagati 30 euro l'uno quindi facciamo il possibile per non rovinarli - è un po' fantozziana come cosa, ma noi figli di operai facciamo così.

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    1. Ecco, Julne, grazie per il "tu", tanto per cominciare. E poi, a proposito dei libri (ché sul resto forse hai ragione, non so) a me pare che tu non sia esattamente un esempio (come dici tu) di una diciassettenne di quarta liceo. Anzi, ti leggo e ti rileggo e mi sembri sempre più un'eccezione. Magari mi sbaglio io, ci mancherebbe. Ma nel complesso non so quanto tu sia rappresentativa... ;) (e te lo dico in forma di certissimo complimento, sia chiaro).

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    2. Ecco, Julne, sono andato a sbirciare il tuo blog (che metterò nel mio feedreader, a questo punto): tu sei assolutamente un'eccezione! (fidati) Non vali ;)

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    3. apro e posito: vedere i miei duemezzenni con l'iPad in mano è una cosa da far paura.

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    4. Con un sorrisino ammetto di essere fuori dalle righe, ne vado fiera! Però posso dirti con sicurezza che conosco molti ragazzi a cui piace la carta - era questo che volevo dirti :) grazie del complimento, comunque!

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    5. Non valgo? Ahah bene, meglio!


      .mau. il figlio della mia madrina, di quattro anni, impara grazie alle app.. Profonda angoscia per questa cosa!

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    6. (non vali come esempio, si intende...)
      (nemmeno .mau., peraltro - e di conseguenza nemmeno i suoi duenni - valgono come esempio, di nessun tipo)

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    7. Sì avevo capito, c'è stato un minicasino con la pubblicazione dei commenti :)

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    8. (come, non valgo come esempio di nessun tipo? Non sono un perfetto esempio di persona alta e magra?)

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    9. (mmm... no! Non sei proprio portato a essere esemplare, mi dispiace ;) ) (e non fare il furbo, che lo sai che è un complimento)

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  8. Credo tu abbia ragione, o forse è un riflesso condizionato, se lo sono sentito dire tante di quelle volte "I libriiii, soo-oo-noo-oo saa--aa-criiiii!" da gente che non ne ha mai letto uno, che lo ripetono, come fossero in trance. I miei libri cui sono più affezionata son quelli che ho letto al mare, disfatti, cadono a pezzi. Hai ragione, bisognerebbe toglier loro questo sacro terrore, per portarli a capire che i libri van letti, quelli belli. Punto.

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    1. "quelli belli", appunto. Gli altri nemmeno sanno cosa sia la sacralità, ecco...

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  9. E' molto diffusa, e lo sarà ancora a lungo, questa confusione fra l'oggetto fisico e il contenuto intellettuale. E non è solo un problema dei tuoi alunni, credo. Se togli la parte fisica di un libro, che resta? Esiste il libro senza la carta? razionalmente uno sarebbe portato a dire di sì (abbiamo il digitale, il kindle, l'iPad, ecc.), ma la versione astratta di un libro ha senso senza il supporto cartaceo, o elettronico? E se ha senso, quando compriamo un libro elettronico, cosa esattamente stiamo comprando?

    L'istinto (animale) inevitabilmente ci porta a concentrarci sulla concretezza dell'oggetto che vediamo e tocchiamo, perché un libro è prima di tutto un oggetto per noi, un oggetto che sovraccarichiamo del suo contenuto astratto. Per cui secondo me è abbastanza naturale provare un sacro rispetto per "il libro". E c'è chi ci tiene di più e chi ci tiene di meno, e tu con la tua familiarità con la lettura hai già imparato da tanto tempo a separare l'oggetto dal contenuto, e per te l'oggetto libro è solo un mezzo come tanti. Ma per i tuoi studenti no, ancora no, hanno bisogno di acquisire maggior familiarità, evidentemente. Almeno credo... :)

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  10. Beh! se squaderni, sporchi e incenerisci un libro puoi anche comprenderne appieno le ragioni e più facilmente condividerle o disapprovarle ma difficilmente qualcun'altro potrà farne uso.

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  11. mi viene in mente Pepe Carvalho: quale più appropriato rito sacrale di utilizzare ciò che rimane del libro, scarnificato e scarabocchiato, che usarlo per il caminetto?

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    1. Anche a me, mentre scrivevo, veniva in mente Pepe Carvalho...

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  12. Io però odio scrivere sui libri, soprattutto quelli belli. Perché se sono belli mi capita di rileggerli e ristudiarli e allora mi piace riscoprirli come se fossero nuovi, e non mi voglio fare distrarre da certe mie farneticazioni precedenti. E odio i nuovi libri di testo, quelli con quei milioni di esercizi a completamento che obbligano a sporcare e imbrattare. Mi sa che sono feticista anch'io.

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    1. scusatemi tutti, mi costituisco. quando ho letto dello squadernamento e dei morsi e delle lacerazioni, ommioddio, me mi è venuta la pelle di cappone dalla paura. no machedavero?? no scusatemi, gna posso fare. li sento che gemono. e soffro.

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    2. Però, insomma, a essere sinceri, non è che io faccio così proprio con tutti i libri...

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  13. Allora

    1) La foto del post è fuorviante. E' un volgare trucco che mi ha attirato con l'inganno.

    2) Secondo di me che sono io, qua il punto non sono i libri. I libri dei miei studenti tutto sono tranne che intonsi. Sono sacri, ma solo perché tutte le frasi sottolineate con l'evidenziatore hanno conferito una leggera luminescenza che sembra un'aureola. Sacertà che scompare quando ti rendi conto che sul libro ci disegnano baffi e cazzi quando va bene. Perché allora questa reazione sdegnata? Io ne ho subita una simile quando ci siamo messi ad ascoltare alcune canzoni in classe.
    LORO m'hanno fatto ascoltare rapper locali in dialetto e io mi dovevo stare zitto ("Prof. è realistico!", "Prof. dice le cose come stanno!"). Poi IO ho fatto ascoltare Princesa di De Andrè, e quasi svenivano a "Sono la pecora, sono la vacca, che agli animali si vuol giocare..." (cioè sono svenuti subito).
    Non è la volgarità o la profanazione che li scombussola: è il fatto che venga dal prof.
    Il prof è uno che dice che le cose giuste, che fa le cose assennate, che dice agli altri come comportarsi, che non dice le parolacce, che non si interessa di cose stupide, che non ride ai rutti e men che meno ne fa, che non scoreggia e mangia solo per nutrirsi, che ama i libri e che vuole che tutti ne leggano tanti. Non importa che quei libri sono noiosi. Anzi, devono essere noiosi, perché se il prof non si occupa dei libri noiosi, chi lo farà?. E' il suo ruolo.

    E se il prof esce dal ruolo, sbarellano. Diventano pirandelliani. Si ritrovano a guardare in faccia il volto arcigno dell'incertezza (ed in prospettiva della libertà). No, no...meglio ritornare nella caverna.

    Questa è anche la ragione per cui quelli più sfalzini e nullafacenti poi diventano i genitori e professori più rompipalle: hanno semplicemente cambiato personaggio.

    Mi rendo conto che ultimamente faccio pochi commenti ma molto prolissi...però sta cosa la volevo dire.

    Uqbal

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    1. Forse hai qualche ragione, non è impossibile...

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  14. Sono una pendolare divoratrice di libri. Traduzione: 3 ore (almeno) di pullman al giorno ed un kindle! Un tizio che viaggia con me (mai visto in mano sua un qualsiasi oggetto che asosmigliasse lontanamente ad un libro) mi ha rimproverato perchè secondo lui "Il libro è un'altra cosa!" "vuoi mettere il fascino del libro, il rumore dello sfogliare!" Insomma: ANATEMA il digitale!!!
    Per me il libro è dato principalemente dal contenuto. Certo anch'io subisco il fascino della carta, amo girare nelle librerie e compro libri su libri ai nipoti, ma l'aspetto pratico non si può ignorare. In fondo l'importante in fondo è leggere, alimentare la mente e il cuore con quello che leggiamo. Io uso dire che "leggere mi ricompone", è una terapia nei momenti difficili. La diatriba tra carta e digitale la trovo sterile e ho notato che solitamente i più accaniti sono proprio le persone che leggono meno. La Biblioteca Comunale della città dove lavoro ha avviato un progetto che prevede la lettura in digitale e sentire la direttrice della Biblioteca affermare che l'e-reader non è il demonio è stato confortante.
    Personalmente credo che l'apertura della scuola al digitale sarebbe auspicabile, viste le sue pontenzialità, ma lo vedo un traguardo moooolto lontano.

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  15. Stavo per commentare qualcosa di lunghissimo. Lo scrivo altrove e poi te lo linko.

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  16. Io credo che ci sia una mescolanza di tre cose: quello che diceva Uqbal, un po' di pensiero magico e un sano senso della proprietà individuale.
    Sul pensiero magico, semplicemente i ragazzi a scuola hanno 2000 riti e non va loro che si vadano a incasinare quei riti (se scrivo sul libro di italiano con la penna blu mi chiama interrogato oggi, etc).
    Terzo - e qui sovrappongo, ammetto, il mio sano senso della proprietà - io i libri li uso, e li sfondo (e non ci scrivo a penna, ma ognuno appunto ha i suoi, di riti). Ma se qualcuno fa al mio proprio libro quello che faccio (non parliamo di fargli una cosa che io non farei mai) mi ci incazzo, eccome! E forse mi ci incazzerei pure di più se a farlo fosse qualcuno al quale (come accade ai tuoi alunni con te) non posso dire "Oh, ma che fai? Ma pasticciati i tuoi, di libri!".

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  17. ecco sì fai a brani ciò che è già a brani, ma loro (inevitabilmente come indica Uqbal) colgono lo squinternamento!
    capisco il senso pratico di queste peciae, ma mi rimane un senso di dissacrazione, forse perchè era un rito che compivo con mio padre quello di rivestire per bene i libri di scuola a inizio anno e scrivere su un' etichetta il nome in bella grafia...
    Inoltre se lo facessi io davanti ai ragazzini potrei avere una serie di emuli, correndo così seriamente il rischio d'essere io sbranata da genitori e colleghi!

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    1. Sulla maggior parte dei libri di testo bisognerebbe infierire ancora di più, e con più foga. Se poi è un problema di peso, si potrebbe semplicemente eliminarli.

      Uqbal

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    2. Ah "fare a brani cio che è già a brani" è un'espressione bella e potente!

      U.

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    3. libro : serie di fogli stampati della stessa misura rilegati da 1 copertina. oggetti personali destinati a portarci lontano e per loro, i poveri liceali, noiosissimi intralcio alla loro vita digitale...

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  18. Parlando da studentessa di seconda superiore (probabilmente atipica) considero i libri sacri e penso che l'unico modo che abbiamo per venerarli sia leggerli, consumarli, viverli.
    Una delle cose che odio di più al mondo e che ogni volta mi fa venire i brividi è entrare in una casa e trovarmi davanti ad una libreria piena di libri immacolati, senza una piega, palesemente mai letti. Ammetto che quando hai detto che strappi le pagine ho storto il naso però sono la prima ad avere libri consumati, pieni di orecchie, per non parlare poi di quelli scolastici che evidenzio, ci prendo appunti a volte a matita, quasi sempre in penna ovviamente contro il parere di mia madre che vorrebbe rivenderli.
    La mia più grande speranza è che i libri, quelli veri, quelli di carta, non scompaiano mai perchè tenerli in mano, sentire il loro profumo è una delle sensazioni più familiari e più belle che si possano provare (secondo il mio modestissimo parere) e quindi assolutamente no ebook/ipad e compagnia bella.

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)