lunedì 26 marzo 2012

quella foto

di lo Scorfano

Oggi, chissà perché, è venuto fuori in prima il discorso sui figli e sulla fatica di averli e di allevarli. E uno di loro, un po' più sfacciato degli altri (in realtà si è trattato di una di loro: sono sempre le piccole donne di quattordici anni a essere un po' più sfacciate, dentro una scuola), una di loro mi ha chiesto: «E lei, come mai lei non ha figli?»

E io, scherzando come con loro scherzo spesso, ho risposto: «Perché a certo punto della mia vita ho preso atto della lacunosità del mio corredo genetico e mi sono detto che no, non c'era proprio niente che valesse la pena di essere trasmesso ai posteri e quindi ho rinunciato...» Loro hanno riso. E poi ho aggiunto: «E poi anche perché so come diventano i figli, quei meravigliosi frugoletti che uno porta ai giardini o alla stazione a vedere i treni che passano e che sembrano essere la cosa più meravigliosa del mondo: diventano come voi...» E loro hanno riso di nuovo, perché hanno imparato il mio modo di scherzare, dopo tanti mesi.

Ma mentre tutti ridevano, la ragazza che aveva fatto la domanda un po' sfacciata e impertinente (e che è ragazza simpatica assai, come ben avete capito) si è girata verso la compagna di banco e ha detto qualcos'altro, qualcosa che non sono riuscito a decifrare perché è rimasto coperto dalle risate degli altri. E io allora ho chiesto: «Cos'hai detto?»
E lei mi ha dato la risposta che mi danno sempre, in queste circostanze: «No, niente... non ho detto niente». Ma io non ho fatto quello che «meglio se facciamo latino» come faccio di solito, e ho invece insistito. E ho detto: «Eh no, cara mia. Tu qualcosa lo hai detto... ti ho visto benissimo! Su, avanti, dimmi pure quello che hai detto». E lei, con quel mezzo sorriso che hanno le ragazze di quattordici anni, quando fanno un po' le furbe senza esserne nemmeno capaci, mi ha detto: «No, niente... [questo è un esordio classico, di tutti gli studenti, sappiatelo: il "no, niente", che precede qualunque tipo di altro discorso] No, niente, pensavo a come è divertente immaginarla, prof, mentre tiene in braccio tanti piccoli scorfanetti come lei...» [Non ha detto «scorfanetti», ovviamente: ha usato il mio cognome e ne ha fatto il diminutivo: e l'effetto è stato ancora più comico a dire il vero...]

E tutti hanno riso fortissimo di nuovo. E io allora ho detto: «Ma scusatemi, cosa c'è da ridere?» E un'altra ha detto (sono sempre le donne che si infilano in questi discorsi): «È buffo immaginare lei quando era piccolo...» E io ho risposto: «Sarà pure buffo, ma io sono stato piccolo anch'io, però. Ho avuto una mamma che m prendeva in braccio e mi coccolava, una volta. Ho avuto un papà che mi portava in giro prendendomi la mano e facendo attenzione che io non attraversassi la strada d'improvviso...» E andavo avanti con immagini di questo tipo e loro ridevano sempre di più, ed era divertente ricordare davanti a loro cose che per loro erano semplicemente inconcepibili, e ridevo anch'io, perché era una strana confidenza che di colpo si instaurava tra me e loro, che provavano a immaginarsi me bambino, piccolo, con una mamma preoccupata che lo abbraccia.

E alla fine una delle ragazze, non mi ricordo quale, mi ha detto: «Ci porta una foto di quando era piccolo, la prossima volta?» E io, non so perché, ho detto: «Sì, ve la porto».

E non so se va bene, se è giusto o chissà che cosa è, non lo so proprio. Però forse, badate bene, gliela porto davvero la mia foto di quando ero piccolo. Gli porto magari quella di quel giorno in cui mio padre mi portò a vedere i treni che partivano, e poi il giornalaio della stazione che era suo amico mi regalò un giornalino di fumetti, e io lo presi, e anche se non sapevo leggere mi misi lì davanti alla stazione a sfogliarlo, e lo tenevo al contrario, e mio padre, proprio in quell'istante, mio padre uomo giovane che aveva poco più di trent'anni, mio padre uomo ben più giovane di come sono io adesso, mio padre prese la sua macchina fotografica analogica, con la pellicola dentro, e mi scattò la foto, quella foto lì, di me bambino,che leggevo al contrario un giornalino senza sapere nemmeno leggere.

E non so perché ma, se riesco a non commuovermi, vi prometto che ve la porto davvero la mia foto di quando ero un bambino e mio padre mi portava per mano a veder i treni, la domenica mattina: forse sì, ragazzi, se riesco a non farmi nascere troppi ricordi e dubbi nella testa, forse ve la porto davvero.

30 commenti:

  1. A quanto pare, i fumetti alla stazione ci accomunano. Sarà per questo che sogno spesso i treni?

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    1. Io da anni non sogno quasi più, non so perché...

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  2. Guarda che gli scorfanetti, appena iniziano a parlare, hanno già chiaro in mente cosa vogliono. La mia, 2 anni e 3 mesi, ieri mi ha detto "Papà zitto, tu no capisci". Crisi pre-pre-pre-adolescenziale?

    Cmq, i figli vanno fatti da giovani, perchè dopo una certa età uno non è più così spregiudicato nel pensarsi genitore

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    1. Forse, non ho prove evidenti e concrete da portare a fondamento della mia tesi, forse sono i figli stessi a decidere quando arrivare e se arrivare.

      Mi sbilancio addirittura a scrivere che sono sempre i figli a scegliersi i genitori e parentado.

      Avete forse qualcuno di voi prove concrete "a contrario"?

      Marco

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  3. io non ho ancora capito perché poi i genitori a un certo punto diventano anziani.

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    1. Loro, magari, non hanno ancora capito come mai tu sei diventato adulto... ;)

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    2. Loro si consumano come la cera di una candela accesa, l'amore che donano ai figli come il fuoco e la fiamma che brucia rapidamente il vestito corporeo.

      Marco

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  4. Ma che bel bambino! Vien voglia pizzicarle quelle guanciotte, però io la foto non la porterei a scuola e non sò dirti il motivo.

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  5. e non dovresti scriverne quando sono appena rientrato da laggiù.

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  6. il cappello di lana! i capelli dello scorfano!!
    (@riccardo: io i figli li ho fatti da vecchio. Ma mi sa che sto facendo comunque il genitore degenere)

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  7. Credo che la domanda giusta della ragazza sarebbe stata questa: "E lei, come mai lei non ha ANCORA figli?"...prof. mi sa che saresti un padre speciale!

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    1. Meglio di no, invece. Proprio per loro, eventuali figli... ;)

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  8. I figli bisogna farli da giovani, prima dei 32/4.

    E' un'altra delle mostruosità di questa Italia, all'estero non è così. Ma si sarebbe dovuto cominciare a cambiare le cose già 30/40 anni fa per vederne i frutti oggi. Ma Andreotti e Craxi avevano ben'altro in testa (e gli italiani, cretini, pure). In qualsiasi campo, ci dimentichiamo che ora paghiamo le scelte sbagliate di una generazione fa. E dire che bastava copiare quello che stavano facendo gli altri.
    Ma quand'è che smetteremo di pensare che siamo + furbi di tutti gli altri ? Possibile che sempre gli altri (tedeschi, francesi, inglesi etc) sbaglino (nucleare, TAV, autostrade, scuola, ricerca, difesa, ambiente...) e noi Italiani si sia gli unici a far giusto ?

    Anonimo SQ

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  9. La foto è bella... le prime letture di un futuro prof:-)
    Riguardo al discorso "I figli bisogna farli da giovani/da vecchi/"... I figli arrivano anche quando vogliono, o la vita te li avere prima o dopo rispetto a quella che tu ritenevi fosse l'età perfetta... E quando arrivano, sei comunque travolto e impreparato, però ti butti.

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  10. "I figli bisogna farli da giovane...", "I figli bisogna farli da maturi...": sono inutili luoghi comuni...e chi ha figli lo sa!

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  11. Il solito piacere, Scorfano.
    Portagliela, la foto. Farà piacere, un bel pensiero.
    Buona settimana.

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  12. Quel cappottino ricorda molto quello che aveva mio figlio (e che, essendo a doppio petto con allacciatura a sinistra o a destra a scelta, passò poi alle sorelline). Il berretto però era blu e rosso, col pompon più piccolo... Probabilmente hai l'età dei miei figli.

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    1. Mah, io penso di essere più vecchio, ben oltre la quarantina ormai.

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    2. Non ti chiedo quanti anni hai, i miei figli vanno dai 45 ai 42 anni! come vedi ho ragione io!

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  13. La foto me la ricordavo dall'altro blog, e mi è sempre piaciuta tanto. Portagliela, dai.

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  14. Io ci andavo la sera dopo cena con mio padre in stazione a vedere i treni, a volte passava la Littorina!
    Ci sono stata una sera con mio figlio, ma il capostazione non esce più sui binari, con cappello, paletta, accanto al treno a dare il fischio della partenza: un rituale fuori moda.
    In effetti sono una madre di un altro millennio!

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  15. sì, dai sono tenere. le mie vogliono assolutamente una mia foto con l'abito da sposa.

    poi, anch'io so bene che, quando li vedi più grandicelli... un po' la voglia passa...

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  16. La tua foto è bellissima, fai bene a portargliela.
    E' sempre un momento particolare quello in cui gli alunni capiscono che anche noi siamo propirio persone in carne ed ossa, col loro passato, il loro futuro... E credo sia importante anche per noi stessi, davanti a loro.
    E poi, anche io ho un cappottino così, e una foto così:-)

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    1. Io che di figli ne ho tre mi sorprendo ancora (e sempre) del loro stupore quando guardano le mie foto di bimba, quasi fosse im-pos-si-bi-le immaginarsi una me con un passato che torni tanto indietro da essere neonato.
      La confidenza che hai sentito fa parte dell'energia che circola quando si "comunica" ed è bellissimo sentirtela raccontare, ed è tanto piu' bello per chi in mezzo a quella energia ci sta "anche" in un'aula di scuola...
      Sorrido...
      MrsQT

      PS: bel cappottino non c'è che dire! ;-)

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  18. Riguardo l'essere giovani o meno.
    Io di anni ne ho 33 e mi ricordo che energie che avevo a 23. Non oso immaginare come sarà a 43. Stare dietro a uno o più bambini/adolescenti richiede anche energia. Più si è giovani meglio è (fino ad un certo punto).
    Che poi uno sia libero di fare figli all'età che vuole, nessun problema.

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    1. La questione delle energie io la sento pure a scuola. 15 anni fa lavoravo con molta meno sofferenza, in effetti.

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)