venerdì 8 giugno 2012

Addio Bradbury


del Disagiato

Sarebbe una gioia appiccare il fuoco
Di notte sogno libri e vi posso assicurare che questo c’entra con la mia professione. Vendo libri, consiglio libri, sistemo libri, afferro libri, inscatolo libri e leggo i libri. Per forza di notte sogno i libri. Se nel sogno appare una vagina, beh, secondo me quella vagina simboleggia un libro. Non posso incolpare nessuno se questa ossessione mi perseguita anche di notte, anche perché in quel negozio, dove vado tutti i giorni, mi ci sono messo io da solo, qualche anno fa, per guadagnare soldi e potermi pagare libri da leggere. Poi con quei soldi ho cominciato anche a pagarmi pizze e affitti, ma questa è un’altra storia. Insomma, io i libri li ho sempre amati così tanto che ad un certo punto ho preso pure a venderli e a sistemarli. I libri servono per capire certi meccanismi, mi dicevo quando andavo a scuola. I libri ci rendono liberi. Che casa è una casa senza libri? Una società che non vuole i libri è una società autoritaria e fascista.

L’altro giorno è morto Ray Bradbury, lo scrittore che ha raccontato di una società in cui i libri erano vietati e bruciati. La televisione invece sì, era ammessa. Mentre leggevo Fahrenheit 451, tanto tempo fa, avevo continui orgasmi. Ero tutto eccitato da quella bella trama e da quel personaggio che a un certo punto scopre la bellezza dei libri. Solo i fascisti possono bruciare i libri, mi dicevo. E allora, ai tempi di quella lettura, mi sentivo come se ciò dovesse accadere. Anzi, mi sentivo come se questa cosa dei libri vietati stesse accadendo. Pensavo che la nostra società valorizzasse solo la televisione e non i libri e pensavo anche, detto un po’ rozzamente, che il mondo, tutto quanto, fosse organizzato male. Un po’ come nel romanzo di Bradbury, appunto. Poi ho smesso di studiare e ho incominciato a lavorare. A lavorare in una libreria, per di più.

E da questo angolino di mondo ho potuto osservare una cosa che non immaginavo: che i libri aumentano invece di diminuire. Tutti i giorni apro scatole e tiro fuori libri piccoli e grandi, blu, bianchi, neri e rossi. Tutti i giorni. Tanti scrittori, tante parole, tante cose da dire e da annunciare. E intorno ai libri girano un sacco di soldi, di affari, di ordini da impartire e di facce intelligenti che arrivano dalla televisione o che vanno in televisione. E allora? E i libri che dovevano bruciare? E i miei orgasmi rivoluzionari? Ma come stanno le cose? Semplice. Non viviamo sotto una dittatura. I libri e i lettori godono di ottima salute.

Però io dentro ho questa tristezza che non so spiegarvi, caspita. E anche il mio vicino di casa è triste. Cioè, voglio dire che a me non sembra di essere tanto libero. Non so come dire, ma ho come la sensazione che questa società sia autoritaria in un modo diverso da una volta: moltiplicando e non togliendo, stampando e non bruciando i libri. A volte dalla vetrina della libreria guardo tutti quegli esseri umani e penso che non sono felici e che qualcuno ha organizzato le cose per loro. E penso anche che sarà sempre peggio. Però questa cosa devo pensarla velocemente perché altrimenti rimango indietro con il lavoro. E le scatole da aprire con dentro i libri nuovi e freschi di stampa si accumulano in negozio e i clienti che non hanno pazienza se ne vanno.

15 commenti:

  1. Non ci sono più gli orgasmi rivoluzionari di una volta..

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  2. Vado un po' off topic, ma secondo me il problema è che siamo abituati a identificare la LIBERTA' con la FELICITA'. Oggi li usiamo come sinonimi, facci caso. A questo contribuisce anche la pubblicità, che ripete continuamente che "il tal prodotto ti rende libero/a" (intendendo: "ti rende felice").

    La libertà non porta necessariamente alla felicità. Come la mancanza di libertà non porta necessariamente all'infelicità. È per questo che molti, sentendosi infelici, pensano che ci sia qualcuno o qualcosa che li "opprime". E siccome non vede nessuno, pensa che questo qualcuno sia "occulto".

    Chiudo con: "ma la risposta è dentro di te (e però è sbagliata)." :-D

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  3. Chiusa perfetta ;) Per il resto sono d'accordo con te e cioè che la libertà non sempre prosegue con la libertà o verso la libertà. Però molte volte sì e per quanto mi riguarda la costrizione fisica (una malattia, ad esempio) o interiore lascia tracce di scontentezza, di disagio e infelicità.

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  4. Bradbury, Orwell e Huxley. Direi che la realtà ha un po' distorto ma sicuramente superato le loro previsioni. Gran bel post.

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  5. Orwell andrebbe letto di più e meglio, secondo me. Grazie ;)

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  6. potrei scrivere una cosa banale tipo che la dittatura c'è, ed è la dittatura del mercato (anche culturale), così non la scrivo.

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  7. Cosa per nulla banale, sia chiaro.

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  8. Dici così solo perché sono ricco e potente.

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  9. no, solo perché hai una macchina figa.

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  10. Forse i libri ritroverebbero per dire così dire la loro centralità se cominciassero a proibirli. Evidentemente allo stato delle cose non fanno paura a nessun potere.

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  11. Farenheit non parla solo di libri, i libri sono solo un pretesto. Lo dice lo stesso Faber ad un certo punto: quello che contano non sono i libri, ma la capacità che ci danno di cogliere il tessuto stesso della vita, la trama e i pori. Se sostituendo i libri con canzoni si ottenesse lo stesso risultato, dei libri si potrebbe fare a meno.
    Per questo il libro è ancora attuale: perchè parla della società dei consumi, in cui le persone sono fazzoletti di carta in cui soffiarsi il naso e buttarle via, parla della superficialità dilagante (che magari non esiste ma spesso abbiamo l'impressione di toccarla con mano, no?) e, Heavymachinegun, parla anche della felicità.
    "avremmo tutto per essere felici, e non lo siamo. L'unica cosa che ci manca sono i libri, quindi ho pensato forse che nei libri ci potesse essere il modo di trovarla" (Montag a Faber, prendendo un abbaglio clamoroso ma importante)

    Ok, la citazione è a memoria, ma credo di averlo letto circa duemila volte, è piuttosto accurata.

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  12. E adesso faranno la nuova versione cinematografica della sua opera più famosa... forse Bradbury ha "deciso" di morire prima di vederla stravolta nella forma e nel significato.

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  13. Alberto ha detto una cosa interessante. In effetti i lettori "colti", cioè quelli che non leggono né Volo nel Brown né giallisti svedesi morti (mi scoccia cercare il cognome di Larsson), hanno (abbiamo?) un pò la tendenza a vederci come gli ultimi baluardi a preservare la cultura, come gli uomini di Bradbury che avevano mandato a memoria tomi e tomi. Insomma, ci piace un po' fare gli snob, fino ad arrivare a pensare che siamo i veri ribelli di questa società di centri commerciali, e gigioneggiamo, nonché usiamo termini inutilmente ricercati.

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  14. Una volta, quando i libri erano ancora un simbolo di cultura e non solo di intrattenimento, distruggerli era l'unico modo di contrastarne il potere.
    Ora, è più semplice inondare le librerie: in mezzo a tutti quei libri divertenti e rilassanti e intriganti, chi ha voglia di far fatica per leggere materiale innovativo?
    E così, mentre una volta la parola rivoluzionaria doveva essere bruciata, ora viene seppellita da spazzatura e rumore.

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)